Personaggi storici di Altare (SV)     english version

DAPHNE DU MAURIER

La scrittrice Daphne du Maurier, nata a Londra nel 1907, autrice di molti romanzi di successo tra i quali Rebecca, La Taverna della Giamaica, Mia cugina Rachele, Spirito d'amore, Donna a bordo, Il Calice di Vandea e molti altri, appartiene ad una famiglia, i Busson, emigrati francesi, vetrai di origine altarese.  Molti vetrai altaresi si trasferirono in Francia e vi edificarono vetrerie, in vari periodi, una delle più prestigiose fu quella fondata da Bernardo Perotto e lo zio Castellano durante il regno di Luigi XIV, il Re Sole, che si chiamò "Manifattura Reale di Vetri e Specchi", a Nevers. Nel suo romanzo "Il Calice di Vandea" la scrittrice racconta le vicende dei suoi antenati, i Busson (Buzzone), rinomati vetrai ed incisori vissuti in periodo storico attraversato dalla Rivoluzione Francese.  Leggendo il romanzo si assapora l'atmosfera delle tradizioni vetrarie dell'Università del Vetro, antica corporazione, che ha praticato e diffuso l'arte del vetro di Altare.  Alle famiglie Buzzone, che in Altare contano ormai un unico erede, apparteneva Matteo Buzzone, nato sul finire del '500, vetraio altarese in Roma e fornitore degli Stati Pontifici che guarì il Papa Urbano VIII da una ostinata infezione cutanea, il quale, per dimostrargli la sua gratitudine gli concesse la privativa dei diritti di bollo su tutte le misure di capacità nello Stato pontificio.  Si narra di lui, che un giorno giunse ad Altare per contemplare la "sua chiesa", che per edificarla aveva profuso cospicue sostanze e alla vista dell'edificio esclamò: "Questa non è neppure la sacrestia della Chiesa che volevo" e dato di sprone al cavallo prese la via del ritorno.  Molti sono i personaggi legati ad Altare, spesso ignorati, che si sono distinti al di fuori del loro paese.

BERNARDO PEROTTO

Luigi Zecchin, ha dedicato al vetraio altarese Bernardo Perotto una monografia, frutto di minuziose ricerche.  Parlando dell'opera dei vetrai altaresi dice di lui: "Il più insigne di questi è senza dubbio Bernardo Perotto, vetraio altarese del XVII Secolo. ricercatore infaticabile e geniale, la cui fama è legata ad una tecnica geniale e rivoluzionaria di lavorazione del vetro piano per colata".  Il Perotto ha espresso il meglio di sè in Francia dove durante il regno di Luigi XIV, Re Sole, fondò nel 1647 con lo zio Castellano la "Manifattura Reale di vetri e specchi".  Staccatosi dallo zio dopo quindici anni di comune attività, ottenne il 13 luglio 1662 lettere patenti per aprire una sua vetreria a Orleans.  Fu in questa vetreria che creò e mise a punto la fabbricazione della lastra in vetro, liscia e lavorata, per colatura. Negli atti dell'Accademia Reale di Parigi si trova questa annotazione. "2 aprile 1687. M. Perrot, maitre de la verrerie royale d'Orleans, mostrò alla compagnia una nuova applicazione della sua arte, cioè quella di colare il cristallo e il vetro in lastre di renderlo cavo alla maniera dei cammei.  Vi si può rappresentare ogni sorta di figure, di ornamenti, di armi e di iscrizioni, ecc. L'Accademia credette di dovergli concedere un certificato." Per questa invenzione gli furono concesse patenti datate 7 dicembre 1668 e 22 settembre 1672, rinnovate poi per altri dieci anni.  Non erano passati due mesi dall'ultima concessione, che il diritto di servirsi di questa scoperta del Perotto fu accordato anche ad altri.  Appare chiaro che Colbert, Ministro delle Finanze di Luigi XIV, considerato il fondatore dell'industria francese, aveva invitato vetrai altaresi e veneziani allo scopo di carpire loro i segreti delle varie lavorazioni per organizzare una industria vetraria tutta francese come poi avvenne.  Infatti nacque, prima un'altra "Manifacture Royale des Glaces" presieduta da Nicolas du Noyer in Normandia, poi un'altra fornace diretta da Richard Lucas de Nehou sotto la protezione del figlio di Colbert, Marchese di Segnelay, che ambedue richiedevano patenti e finanziamenti.  La soluzione diplomatica del Ministro Colbert fu di fondere le due vetrerie, con un atto firmato il 23 settembre 1667.

La Saint GOBAIN

L'impresa del Thévart ebbe degli inizi tutt'altro che facili, gli scarti di produzione erano notevoli, e i finanziatori non erano molto soddisfatti.  Si cercò di alleggerire i costi trasferendo la vetreria in Piccardia nel castello di Saint Gobain, dove il costo della mano d'opera, delle materie prime e del combustibile era più basso e di ottenere agevolazioni fiscali con patenti più favorevoli.  Il 1° Maggio 1695, furono soppresse la Compagnia di De Bagneux e la Compagnia di Thévart, e fu istituita un'unica impresa intestata a François Plastrier che si chiamò "Manifattura Reale di Vetri di Francia" con sede a Saint Gobain con patenti della durata di trent'anni.  Bernardo Perotto, venne privato delle patenti per la fabbricazione della lastra per colatura, procedimento da lui inventato e gli furono sequestrate le attrezzature e le lastre già prodotte, a nulla valsero le proteste ed i ricorsi da lui presentati.  L'unico segno di riconoscimento da parte della Compagnia fu una pensione vitalizio di 500 Lire portate poi ad 800, che godette per pochi anni, infatti morì il 10 novembre del 1709.  Non solo gli fu impedito di sfruttare la sua invenzione, ma nelle pubblicazioni francesi non fu citato e gli autori la attribuirono al Thévart o al De Nehou.  Solo nel 1890 per opera di Havard il procedimento di fabbricazione della lastra per colata è stato rivendicato a "Bernard Perrot directeur de la Verrerie d'Orleans", eminente francese che nessuno in Europa ci contesta.  La Saint Gobain, oggi grande gruppo industriale europeo, ha iniziato il suo cammino carpendo l'invenzione di Bernardo Perotto.
Nel bellissimo libro, dato alle stampe recentemente, che racconta la storia del gruppo, compare la fotografia di una medaglia raffigurante Luigi XIV eseguita per colata dal Perotto e a pag. 28 si accenna all'interdizione di fabbricare la lastra con il suo procedimento. Poche scarne parole per ricordare un eminente vetraio altarese naturalizzato francese, che con le sue scoperte ha contribuito notevolmente al rilancio dell'arte del vetro in Francia.  Non è la prima volta che i vetrai altaresi vengono citati in modo irrilevante ignorando che appartengono ad una comunità che vanta quasi un millenio di storia.  Solo Luigi Zecchin appassionato cultore dell'arte del vetro ha dedicato pagine ai vetrai altaresi ed in particolare a Bernardo Perotto, del quale ha scritto una documentata monografia al quale va il nostro ringraziamento.

Riferimenti: Venezia e Altare - Bormioli 1, Bormioli 2 e Bormioli 3 - VetroAdAltare - FactPapers - PressGlas - l'Ancora